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  20 . I socialisti "utopisti" e la libert sostanziale.
  
  Da:  G.   M.  Bravo,  Il socialismo prima di Marx, Editori  Riuniti,
Roma, 1973.
     
         L'obiettivo  fondamentale di tutti  i  cosiddetti  socialisti
         "utopisti"  era la libert sostanziale, quella  che  consente
         agli  uomini  di  vivere in una societ dove tutti  hanno  le
         medesime  possibilit.  Per questo  essi  non  si  occuparono
         soltanto  di  questioni  politiche,  come  avevano  fatto   i
         democratici  ed  i  repubblicani, che  si  erano  limitati  a
         proporre  forme  sostitutive  dei  governi  del  momento,  ma
         affrontarono   numerosi   altri  problemi:   come   eliminare
         definitivamente l'aristocrazia feudale e limitare  il  potere
         economico  e  politico  della borghesia,  come  soddisfare  i
         bisogni  delle classi proletarie, come operare una  pi  equa
         distribuzione  della ricchezza, come giungere  ad  una  reale
         emancipazione individuale, come armonizzare ed  umanizzare  i
         rapporti sociali. Visto il loro interesse per questioni  cos
         concrete,  non  poi molto appropriato, sostiene lo  studioso
         italiano  Gian Mario Bravo, definirli socialisti  "utopisti":
         essi  devono  piuttosto essere "designati quali  riformatori,
         rivoluzionari,  comunisti, socialisti  ed  anche,  in  alcuni
         casi,  utopisti".  O forse, aggiungiamo  noi,    proprio  la
         libert sostanziale ad essere un'utopia?
     
Con  la Rivoluzione francese e la conquista, da parte della borghesia,
della  direzione dello Stato, si opera il trapasso da  una  concezione
ancora  parzialmente  feudale della societ a una concezione  moderna.
Agli  utopisti, comunisti e materialisti dell'Illuminismo  stanno  per
seguire i rivoluzionari, gli organizzatori del proletariato del secolo
diciannovesimo [...]: pensatori e agitatori, che hanno  di  fronte  la
realt  di  uno  Stato  efficiente, o in  via  di  divenirlo,  di  una
borghesia ricca e vigorosa, di un proletariato misero e sfruttato.  Di
qui  la genesi di alcuni temi che sono comuni, in diversa misura,  nel
pensiero degli utopisti.
     Il     problema    dell'eliminazione    degli    ultimi    avanzi
dell'aristocrazia  feudale  e  quello  della  limitazione  del  potere
economico e politico della borghesia; il problema di come sovvenire ai
bisogni  della  nuova classe che sta affacciandosi sulla  scena  delle
nazioni; questioni di distribuzione e di ridistribuzione di ricchezze,
questioni inerenti all'autoaffrancamento (o per concessione dall'alto)
delle  classi oppresse, questioni di rinnovo, di sostituzione o  anche
d'eliminazione  di  una  classe  dirigente  precocemente  invecchiata;
problemi  di sollievo spirituale per il singolo e per la collettivit,
d'emancipazione e di libert individuale, tanto per l'uomo che per  la
donna,  d'"umanizzazione" e d'"armonizzazione" di tutto  il  complesso
dei   rapporti  sociali:  tutto  questo    alla  base  del   pensiero
progressista  europeo degli anni tra le "due" rivoluzioni  (1789-1848)
o,  pi  limitatamente,  in  quel periodo che  copre  gli  anni  dalla
Restaurazione fino ai moti rivoluzionari del '48.
     E,  mentre gli scrittori puramente democratici e repubblicani  si
limitavano a proporre forme sostitutive dei governi del momento,  cio
agivano  unicamente nel campo politico, disinteressandosi dei problemi
sociali,  o  tenendone conto solo indirettamente, i riformatori  fanno
del  momento "sociale" il centro della loro osservazione e della  loro
attivit,  subordinando  ad esso il momento  "politico",  e  superando
quest'ultimo  nel senso di considerarlo non come tema limitato  di  un
singolo  paese o nazione, ma generale, proprio dell'intera umanit,  e
non tema
     
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     egoistico   e   particolare   di  un  popolo,   ma   interessante
"fraternamente", secondo il concetto robespierriano, tutte  le  genti.
Nel  1844,  diceva  a  questo proposito August Becker  [esponente  del
movimento  operaio  e  comunista tedesco]  nel  suo  Cosa  vogliono  i
comunisti?:  "Allorch  parliamo  di  liberazione  dell'umanit,   non
vogliamo dire che la libert, che richiediamo, sia una libert tedesca
o francese o nordamericana: noi vogliamo la reale libert dell'uomo".
     E'  questa  la tesi centrale che si presenta nel complesso  degli
scritti  di  tutti coloro che vengono genericamente, ed  erroneamente,
chiamati  "utopisti", male interpretando la pi ristretta  definizione
di   Engels,   ma  che  devono  esser  designati  quali   riformatori,
rivoluzionari,  comunisti,  socialisti  ed  anche,  in  alcuni   casi,
utopisti.
     La  questione  principale, comune,  indubbiamente  una:  fornire
all'uomo   la  "libert  di  vivere",  i  mezzi  cio,  le  condizioni
necessarie  per  vivere in una societ dove tutti  hanno  le  medesime
possibilit.  E' ovvio che, con ci, viene negata la concezione  d'una
libert  puramente formale, di cui tanto amano riempirsi  la  bocca  i
difensori dei "valori della civilt" d'ogni tempo;  invece la libert
sostanziale,  che,  secondo  il celebre  concetto  sansimoniano,  pone
l'uomo  di  fronte  ai propri doveri e alle proprie  capacit  e,  nei
limiti di queste ultime, lo spinge a richiedere alla societ stessa un
ambito adatto alle proprie esigenze umane, fisiche e spirituali.
     Viene  anche  superato il concetto illuminista e razionalista  di
libert, e ad esso  sostituito quello poggiante su una realt  nuova:
la  realt di classe e il comunismo. Negli stessi anni Marx ed  Engels
scrivevano:  "Solo  nella comunit con altri ciascun  individuo  ha  i
mezzi  per sviluppare in tutti i sensi le sue disposizioni; solo nella
comunit  diventa dunque possibile la libert personale. Nei surrogati
di comunit che ci sono stati finora, nello Stato eccetera, la libert
personale  esisteva soltanto per gli individui che si erano sviluppati
nelle  condizioni  della  classe dominante  e  solo  in  quanto  erano
individui  di questa classe. La comunit apparente nella quale  finora
si sono uniti gli individui si  sempre resa autonoma contro di loro e
nello stesso tempo, essendo l'unione di una classe contro un'altra, di
fronte  alla  classe  dominata  rappresentava  soprattutto  una  nuova
catena.  Nella comunit reale gli individui acquistano la loro libert
nella loro associazione e per mezzo di essa".
     Quindi  in  tutti  i  pensatori, il tema della  comunit,  o  del
comunismo,    legato  strettamente al tema della  libert:  anche  in
coloro che, quali il Lamennais [Flicit-Robert de Lamennais, filosofo
ed  esponente  del  cattolicesimo liberale] ed altri,  si  pronunciano
contro il comunismo, ma in esso vanno tuttavia a sfociare con le  loro
proposte  riformistiche o col loro ricollegarsi  ad  un  Cristianesimo
primitivo  idealizzato ed utopistico. La coincidenza dei tre  termini,
libert, riforme sociali, comunismo (o socialismo), rappresenta quindi
il   filone  su  cui  si  muovono  i  diversi  autori  che,  o  agendo
isolatamente  o  partecipando attivamente alle  lotte  sociali,  fanno
parte   di   quel  pi  ampio  gruppo  di  precursori  del  socialismo
"scientifico"   e  del  movimento  operaio  nella  sua  organizzazione
odierna.
